martedì 11 settembre 2012

La sentenza

27 giugno 2011




















Nella notte, di nuovo sola
con la mia mente e i suo giochi
infidi traditori della ragione
ignari del tempo, degli anni.
Così di nuovo le tue mani
mi afferrano forti e avide
spingendomi in un nero antro,
teatro d'un nuovo processo
d' innanzi ad una giuria di fantasmi.
Un giudice implacabile su essi
s' erge, cupo e inappellabile:
Io.
La tua lingua insudicia la mia pelle
mentre la seduta si apre,
dibattendo ancor di me,
sì ch' odo un fastidioso vociare
nella mia testa che da te fugge.
Non voglio sentire il tuo respiro,
non voglio sentire le loro parole,
non voglio sentire più nulla
se non il freddo abbraccio
di quella mia dolce, oscura amica
che da sempre mi accompagna.
Poi tutto tace per un istante,
mentre tu appagato mi lasci,
e il giudice legge il suo giudizio:
Colpevole!
Immobile rimango ad ascoltare
la mia voce pronunciar la sentenza,
mentre lacrime di sangue solcano il viso,
ancora distesa su questo letto di morte,
lasciando il segno del mio nuovo dolore.
Colpevole
di aver lasciato che la paura vincesse.
Colpevole
di aver lasciato che tu mi corrompessi.
Colpevole
di aver lasciato che tu mi plagiassi.
Colpevole
di aver lasciato che la società contasse.
Colpevole
di aver pensato prima al dolore di altri.
Colpevole
di aver pensato che io fossi sacrificabile.
E ancora di più, colpevole
di aver dimenticato che in questa vita
l' unico giudizio che conta,
l' unica dignità che esiste,
l' unica esistenza che vale
è sempre e solo una:
la mia!

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