martedì 11 settembre 2012

Il grande teatro

27 giugno 2011




















Ripenso alla luce del giorno
splendente e calda carezza
che tutto porta alla vista, sì
che il marcio agli occhi si cela.
Eppur è proprio quella luce
che crea cotante ombre,
spesso nascoste e infide,
dove in pochi s' attardano.
Ma da questi ritagli perversi
la notte scaturiscono fiumi
di putrescenti orrori colmi,
traboccanti d' infamie,
tradimenti e maschere,
ogni nefandezza al calar del sole
rivela la sua forma ancestrale
riversandosi sulle strade agonizzanti
d'una società che è giunta al fine.
Sulla soglia osservo questo palco
quando il pesante sipario s' alza
svelando ai miei occhi le comparse
che su esso ignare si muovono.
Burattini di se stessi,
ma con fili in balia del vento,
gettati nel nulla dall' ignoranza,
guidati nella cecità dalla paura
che a silenzio porta ogni barlume
di risveglio che in essi freme.
Ed io guardo a questo scenario
consapevole di ciò che è,
nella sua semplice e deviata natura,
consapevole di ciò che sono
nella mia immota fragilità,
consapevole di ciò che dovrei essere
sciogliendo i nodi di questi fili
e iniziando un nuovo cammino.
Perché in questo apocalittico teatro
ancora non sono giunti i protagonisti,
coloro ai quali è riservata la scena,
colori i quali il vento più non sferza,
colori i quali il sole più non acceca,
coloro i quali la notte più non frena.

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