martedì 11 settembre 2012

Sublime Signore

22 luglio 2011


















Sì che non son fatta per esser virtù
e di nuovo del mio odio mi nutro,
assaporandone l'amaro piacere,
e abbraccio te, mio demone oscuro
c'hai perso ora il tuo segreto amante
quell'angelo radioso e sofferente
spento e ormai perduto.
Ora ti vedo in tutta la tua magnificenza,
splendida creatura forte e dannata
con pelle d'avorio bruciata
e occhi di rubino accecante,
che le tenebre squarciano
e tutte le mie paure conoscono.
Con le tue labbra le fughi
e il tuo corpo mi spinge verso l'ignoto
e il fuoco che brucia le mie carni
è pari alla rabbia che in me arde.
Tu mio maestro
Tu mia guida
Sarai d'ora il mio unico amante.
Tu la mia forza.
Con i tuoi occhi scruterò il mondo
vedendo ciò che agli uomini è celato.
Con le tue nere ali
attraverserò il cielo dei tempi,
che non vi sia per me
nè presente, nè passato, nè futuro,
ma solo l'eternità che in te dimora.
Sublime creatura di inaudita bellezza
vestito di sangue e lunga chioma
che il vento non smuove,
se non sotto il tuo comando.
Ora regna sovrano nella mia anima
e rendi duro il mio cuore
come la tua pelle di granito e diamante,
sii tu la mia via, mio Signore assoluto.

La Fenice

16 luglio 2011



















Così con ogni tuo bacio
hai ucciso la mia anima,
Stappato con le tue bugie
questo mio cuore bastardo,
Estirpato dalla mia pelle sudicia
ogni emozione che poteva trasudare,
Quando pregavo un amore di carta
come un falso dio all'inferno.
Fottuta in un lercio vicolo di periferia
tra i bidoni della spazzatura,
tra i sacchi di merda di una vita infame.
Ma sono ancora qui, in piedi, a testa alta 
a combattere una guerra senza speranza
ad uccidere fantasmi e zombi putrefatti
a cancellar dalla mia strada falsi dei
e puttane sanguinanti supplici di pietà
che a nessuno più concedo,
che nessuno per me s'è mosso.
Ti ho lasciato quel cuore morto
e il resto l'ho buttato nel cesso
in attesa che Morte s'appresti
a tirar l'acqua ripulendo tutto.
Ricorda:
quando uccidi un angelo,
nasce sempre un demonio.

L'Abisso

06 luglio 2011














Quanta disperazione occorre
per compiere quell'ultimo passo
quel salto nel vuoto
per abbracciare il silenzio.
Quanto coraggio occorre
per spingere quella lama
più a fondo nella carne
per conoscere la fine.
L'Abisso
nero e freddo
ignoto e invitante
unica salvezza da quest'inferno.
L'Abisso
unica fuga da questo dolore.
Eppur non riesco ancora
le gambe si fermano
la mano perde forza.
Il mio Abisso
s'allontana nella mente
tra fantasmi e ricordi
e il coraggio mi manca.

Coraggio o disperazione?

Quante volte mi son detta:
Codarda!
Quante volte ero così disperata
colma di rabbia e dolore
imprigionata nel silenzio
mentre la lama affondava
e il sangue scorreva
e la calma tornava.
Restavo a guardarlo;
il cuore sembrava placarsi
rallentando la sua folle corsa
smettendo di far male nel petto
e l'anima smettea di gridare
tornando solo a sussurrare
tra lacrime invisibili
e cicatrici indelebili e profonde.

Coraggio o disperazione?


Ma quanta dolore può sopportare
un semplice cuore?

Coraggio o disperazione?

Ma quanto può gridare
e ricucir le sue ferite
un'anima perduta?

Coraggio o disperazione.

La disperazione che strisciante
a quell'Abisso conduce,
che nell'oblio t'accoglie
senza lacrime nè dolore.
Abisso
freddo
silente
ultimo viaggio senza ritorno
ultimo dolore senza orrore.

La bambola

06 luglio 2011



















A sei anni sognavo un principe azzurro
come quello delle favole.
A otto anni sognavo un principe azzurro
che sapesse amarmi dolcemente
vedendo la mia anima e non la mia figura.
A dieci anni non sognavo più un principe,
solo un'anima dannata
che dall'inferno via mi portasse.
A dodici anni non sognavo già più
perché avevo capito che per me
non v'era speranza alcuna.
A quattordici anni iniziai a vedere
il mondo per quel che era:
nessuno fa niente per niente
e anche gli uomini
se ti tendono una mano,
t'offrono una spalla,
ti concedono un bacio
tornano sempre a riscuotere il conto.

E così ho capito d'esser malata:
malata di morte.

Ma il tempo è bastardo
e io un'ingenua,
tradita dalla vita stessa
che s'è fatta assaporare
per più forte affondare
la sua lama nel cuore.
E in tutto che ho fatto:
ho messo la vita in mano
proprio a questi uomini;
Amata e odiata,
baciata e stuprata,
accarezzata e torturata.

Un pagliaccio tra la folla
questo io sono,
Sola anche tra molti,
che tutti si voltino per ridere un po'
della folle bambina d'un circo
chiamato Realtà.

Tetra concubina della vita,
Bastarda puttana della morte,
Sudicia bambola del mondo.

Il grande teatro

27 giugno 2011




















Ripenso alla luce del giorno
splendente e calda carezza
che tutto porta alla vista, sì
che il marcio agli occhi si cela.
Eppur è proprio quella luce
che crea cotante ombre,
spesso nascoste e infide,
dove in pochi s' attardano.
Ma da questi ritagli perversi
la notte scaturiscono fiumi
di putrescenti orrori colmi,
traboccanti d' infamie,
tradimenti e maschere,
ogni nefandezza al calar del sole
rivela la sua forma ancestrale
riversandosi sulle strade agonizzanti
d'una società che è giunta al fine.
Sulla soglia osservo questo palco
quando il pesante sipario s' alza
svelando ai miei occhi le comparse
che su esso ignare si muovono.
Burattini di se stessi,
ma con fili in balia del vento,
gettati nel nulla dall' ignoranza,
guidati nella cecità dalla paura
che a silenzio porta ogni barlume
di risveglio che in essi freme.
Ed io guardo a questo scenario
consapevole di ciò che è,
nella sua semplice e deviata natura,
consapevole di ciò che sono
nella mia immota fragilità,
consapevole di ciò che dovrei essere
sciogliendo i nodi di questi fili
e iniziando un nuovo cammino.
Perché in questo apocalittico teatro
ancora non sono giunti i protagonisti,
coloro ai quali è riservata la scena,
colori i quali il vento più non sferza,
colori i quali il sole più non acceca,
coloro i quali la notte più non frena.

Il mio Nome

02 giugno 2011



Mia madre Tristezza,
Mio padre Dolore,
di lacrime vestita
nella notte avanzo.
Silenzioso il passo
nell'oscura notte.
Gelido vento m'accarezza
mentre leggera avanzo
per ritrovar
il mio compagno,
Morte.
Disperazione,
il mio nome.

Bianco o Nero

06 luglio 2011












Un tempo le cose per me
erano bianche o nere.
Ancora maledico il giorno
in cui concepii il grigio
ed in esso credetti
chè in esso non v'è valore.
Bene o Male:
non esiste un po' giusto,
non esiste un po' sbagliato.
Bianco o Nero,
Grigio chi sei tu?
Sei la menzogna spacciata per vera
Sei la morte travestita di vita
Sei il dolore che avanza col sorriso.
Bene o Male,
Grigio dove sei tu?
Sei il bambino che muore per strada
Sei la donna che si vende per mangiare
Sei l'uomo che si trascina con la bottiglia.
Non ci sono sfumature nella vita:
nella vita si è o non si è,
si vive o si muore
chi sopravvive è già morto.
Questo è il grigio
solo la morte
dell'anima
dello spirito
dell'arte
della musica
della vita.

Il tempo dei pupazzi


20 luglio 2011





















Angeli morenti sguazzano ignari
in latrine d'odio e crudeltà
a forza nutriti d'ipocrisia e vanità
affamati di vuoto
indifferenti alla vita
dimentichi della stessa natura
che l'uomo conserva nel profondo.
Ogni tempo ha i suoi eroi
ma è vano attenderli ora
perchè i nostri sono morti
spezzati dall'indifferenza
sacrificati a idoli di cartapesta,
stelline di stagnola colorata,
a cui tutti anelano e ambiscono.
Demoni finti quanto i nuovi miti
vestiti a festa per uno spettacolo
macabro e mal fatto,
eppure applaudito da questa folla
di zombi ben vestiti
che si nutrono del proprio cervello
senza comprendere
d'esser solo dei pupazzi
appesi a fili ch'altri muovono
fuori dal gioco e
lontano dagli occhi,
ignari d'esser solo schiavi.

Oscura promessa


13 luglio 2012





















A te il mio disprezzo come essere umano
e tutto il mio odio come abietta persona
Che hai fatto la tua scelta
di morder la mano che ti fu tesa
dopo l'errore e dopo il perdono.
Non ti importi ciò ch'io credo d'esser
ma solo ciò che ora sono
sì che ho scelto per te
di sprecar un po' del mio tempo
e un po' delle mie forze.
La Vita stessa ti farà scontare il tuo errore
ma io voglio godere del tuo dolore
e quando lei ti avrà a terra gettato
allora la mia opera avrà il suo tempo
e i miei pensieri le tue carni squarcieranno
banchettando del tuo cuore strappato.
E a godere starò
d'ogni tua lacrima
finché supplice a lei ti inginocchierai
invocando la mia Nera Signora.
Pagherò il pegno del mio errore
accoglierò col sorriso la mia punizione
e con soddisfazione canterò
della mia dolce vendetta,
dovessi il mio sangue donare.
A te farò scoprire quanto più si può cadere
quando la sofferenza non può aver fine
perchè la mia strada hai incrociato
e la mia bontà hai schernito
che io tanto so amare
tanto so odiare
e d'un tremendo male le insegne detengo:
nel bene e nel male
Io
non so dimenticare.

Il mare della sconfitta

04 luglio 2011





















Perdendomi in un fetido mare nero
Annaspando in tal malsana melma.
Lentamente soffocata dall'ignoranza
Incatenata al fondo della mia natura
Traviata e violata nella sua purezza;
Abbandonata ormai ad una corrente
di osceni scempi di vite spezzate.
Tradita io da me stessa
Vinta giaccio in una terra
Senza terra né cielo
Ingoiata da putrida acqua
Senza luce né calore.
Un corpo freddo sconfitto,
Carne senza più sangue.
Come spada senza più filo
Che spezzata resta sul campo
Morto eppur di vitae imbevuto,
Così la mia vita si perde
Senza un grido di dolore,
Senza memorie per chi verrà
Avvinta nel mare d'Oblio.

La torre dei dannati



24 giugno 2011




















Anima corrotta che vaga nella notte
alla ricerca di un fugace piacere
una passione oscura e maledetta
un brivido freddo sulla mia pelle.
Non vedo uomo che possa nutrirmi
solo cadaveri ignari di sé che avanzano,
ciondolanti lebbrosi senza volto.
Poi demoni dannati si stagliano
in luoghi crepuscolari
tinti di rossa evanescenza
rubando anime già perse,
senza valore alcuno.
Forme mostruose che tendono
mani bramose di essenza
fagocitano il vuoto di quest'umanità.
E così sento una fredda mano
scivolare sul mio braccio
risalire fino al mio collo
dandomi un'estatico attimo di piacere
che seguo senza esitazione alcuna,
abbandonandomi in sua balìa.
Forma abbietta che
mi avvolgi
mi stringi
mi consumi
mi plachi.
Grigia carne che risvegli in me
passioni sopite in giochi proibiti
ardente estasi che sazia
bruciando nelle mie vene.
Per te non sono l'ennesimo vuoto,
tu stesso ti nutri del mio piacere
in questo peccato mortale,
in una spirale interminabile
a cui non voglio sottrarmi ancora.
Le tue mani sul mio corpo,
le mie labbra sulla tua pelle,
la tue dita che mi stringono,
le mie unghie che su te affondano
come tu nel mio caldo corpo.
Riempi la mia nera essenza
per colmare la tua empietà
di orgasmi dipinta
in fogne nauseanti
in fiumi di cadaveri
eretti
noi ultimi baluardi
di un senso perduto.
24 giugno 2011

La sentenza

27 giugno 2011




















Nella notte, di nuovo sola
con la mia mente e i suo giochi
infidi traditori della ragione
ignari del tempo, degli anni.
Così di nuovo le tue mani
mi afferrano forti e avide
spingendomi in un nero antro,
teatro d'un nuovo processo
d' innanzi ad una giuria di fantasmi.
Un giudice implacabile su essi
s' erge, cupo e inappellabile:
Io.
La tua lingua insudicia la mia pelle
mentre la seduta si apre,
dibattendo ancor di me,
sì ch' odo un fastidioso vociare
nella mia testa che da te fugge.
Non voglio sentire il tuo respiro,
non voglio sentire le loro parole,
non voglio sentire più nulla
se non il freddo abbraccio
di quella mia dolce, oscura amica
che da sempre mi accompagna.
Poi tutto tace per un istante,
mentre tu appagato mi lasci,
e il giudice legge il suo giudizio:
Colpevole!
Immobile rimango ad ascoltare
la mia voce pronunciar la sentenza,
mentre lacrime di sangue solcano il viso,
ancora distesa su questo letto di morte,
lasciando il segno del mio nuovo dolore.
Colpevole
di aver lasciato che la paura vincesse.
Colpevole
di aver lasciato che tu mi corrompessi.
Colpevole
di aver lasciato che tu mi plagiassi.
Colpevole
di aver lasciato che la società contasse.
Colpevole
di aver pensato prima al dolore di altri.
Colpevole
di aver pensato che io fossi sacrificabile.
E ancora di più, colpevole
di aver dimenticato che in questa vita
l' unico giudizio che conta,
l' unica dignità che esiste,
l' unica esistenza che vale
è sempre e solo una:
la mia!

Il cammino di Morte

23 giugno 2011

















Uccidi i tuoi sogni uno ad uno,
estirpa dal tuo cuore ogni speranza
e, forse, se riuscirai a sopravvivere
potrai camminare al mio fianco
sopportare il devastante vuoto del mio essere
nutrirti del mio nero sangue.
Dimentica ciò che in questa vita hai appreso,
rimuovi dalla tua mente ogni umana emozione
perchè il mio passo calca terre sconosciute,
un tempo coperte da candidi manti
ora imbevute di putrido sangue,
perch'io conosco dolori ch'uomo alcuno
non potrebbe nemmeno immaginare.
Abbandona il tuo folle intento
di voler seguire chi in vita dannato
ha preso a tener dietro alla Morte.
Ora son io Morte.
Misera sorte t'ha atteso nei tuoi giorni,
privazioni e orrori han visto i tuoi occhi,
ma vendetta alcuna non ti darà sollievo.
E sia dunque, un passo dietro l'altro,
ripercorri il mio infelice cammino.
Morte dopo morte,
mieterai anime colpevoli e pure innocenti,
fino a dimenticar ogni umana sentenza
che qui più di nessun peso ormai contan.
Vita dopo vita,
respiro dopo respiro,
come feci anch'io,
tu stesso diverrai Morte.

Hai paura della morte?

03 giugno 2011




















Hai paura della morte?
Perché?
Hai paura del tuo sangue?
Guarda,
È rosso, come il mio
È caldo, come il mio.
Hai paura della morte?
Perché?
Hai paura del dolore?
Ascolta,
Può essere dolce e forte
Può essere amaro e cruento.
Hai paura della morte?
Perché?
Quanto ha sofferto la tua anima?
Senti il dolore di questa lama
Senti il calore di questo sangue
Senti la sofferenza che si placa.
Hai paura della morte?
Allora non hai ancora
sofferto abbastanza
per poter capire
cosa sia la morte.
Hai paura della morte?
Hai paura dell’epilogo della tua carne?
Folle, stolto ignorante!
Temi la morte dell’anima,
perché solo quello può farti camminare
nel dolore,
nel tormento,
in un abissale oceano nero
senza fondo
senza aria
senza scampo.

Attimi

12 giugno 2011



Attimi di oscura pace,
un tuffo in un nero oceano,
pietra fredda e silenzio schiacciante.

Attimi di oscura paura,
un lento martellare nel petto,
fragoroso tuono nella mia mente.

Attimi di oscuro oblio,
consapevolezza di esistere nel dolore,

straziante

sanguinante

dilaniante.

Strano...
occhi che san leggere l'animo degli sconosciuti
son occhi accecati da quel che si crede amore,
solo una malattia, una follia che tutto al cuore cela.
Perchè l'essere umano non è fatto per amar davvero,
ma solo per appagar se stesso
in piccoli momenti condivisi...

E triste è la sorte di colui
che negli uomini spera.

Attimi di silente piacere
che lesti attraversano in tempo e
con passo leggero calcano i ricordi.

Attimi di vita
vissuti e subiti
costruiscono ciò che sono
in un'esistenza

vibrante

sofferta

scoperta

tradita

risvegliata.

Nella buia notte

17 novembre 2010

Ti prego,
non dirmi che sono una persona forte,
ma cosa vuol dire?
Sono forte perché se devo piangere
lo faccio con la faccia sul cuscino,
sola e disperata?
Sono forte se sto male e taccio,
stringendo i denti per non pesare sugli altri?
Sono forte quando gli altri mi feriscono
e lentamente muoio dentro,
con un bel sorriso sulle labbra...
sono forte quando il cuore
mi scoppia in petto dal dolore
e prego che tutto finisca,
che si spengano le luci su questa scena
di falsità e ipocrisie,
che si chiuda il sipario su questo palco
di opportunismo ed egoismo?
Sono forse forte perché per alzarmi ogni mattina
devo mentire a me stessa creando
una falsa speranza di futuro,
non pensando a quanto faccia schifo
quel che vedo e quel che sento?
Sono forse forte quando guardo il cielo
e chiudendo gli occhi sussurro
alla mia Nera Signora d'essermi amica,
almeno lei,
di tendermi la sua fredda mano?
Perché ora taci?
Stai forse pensando alle tue notti solitarie?
Allora, siamo forti entrambi
o solo disperati
e falsi noi per primi?